L'ARTE E'
Il quadro occupava la parete più grande della stanza dedicata alle esposizioni straniere.
Illuminato da potenti faretti, il soggetto rappresentava un’ opulenta donna mollemente adagiata su una dormeuse.
Sulla parte più intima del maestoso corpo, la gentildonna teneva graziosamente posato un ventaglio ornato di rose, mentre ostentava senz'alcun pudore i poderosi seni, effetto di nutrimento a base di ogni tipo di cibo, ben articolato nelle 24 ore delle sue probabili tediose giornate.
Stava per cominciare l'asta. Il brusio dei convenuti non accennava a diminuire; la curiosità era concentrata sul noto e famoso pittore russo, Serghiey Nicolay Komajesky autore dell'opera (Noto a chi? Quando mai! bisbigliavano i frequentatori della galleria...) piuttosto che sull’identità della nobildonna rappresentata. Il catalogo delle opere all’asta l’ indicava come “Lieningrad Gospozha”, La signora di Leningrado, anno 1974.
Risolini ambigui tra le signore, risate crasse e frasi dal doppio senso tra i signori non lasciavano prevedere niente di buono per il destino finale del quadro.
La voce del battitore riuscì a calmare il brusio di fondo.
Tutti gli oggetti battutti furono venduti. Giunto il momento della Signora di Leningrado, le voci tacquero e le mani non si sollevarono.
Illuminato da potenti faretti, il soggetto rappresentava un’ opulenta donna mollemente adagiata su una dormeuse.
Sulla parte più intima del maestoso corpo, la gentildonna teneva graziosamente posato un ventaglio ornato di rose, mentre ostentava senz'alcun pudore i poderosi seni, effetto di nutrimento a base di ogni tipo di cibo, ben articolato nelle 24 ore delle sue probabili tediose giornate.
Stava per cominciare l'asta. Il brusio dei convenuti non accennava a diminuire; la curiosità era concentrata sul noto e famoso pittore russo, Serghiey Nicolay Komajesky autore dell'opera (Noto a chi? Quando mai! bisbigliavano i frequentatori della galleria...) piuttosto che sull’identità della nobildonna rappresentata. Il catalogo delle opere all’asta l’ indicava come “Lieningrad Gospozha”, La signora di Leningrado, anno 1974.
Risolini ambigui tra le signore, risate crasse e frasi dal doppio senso tra i signori non lasciavano prevedere niente di buono per il destino finale del quadro.
La voce del battitore riuscì a calmare il brusio di fondo.
Tutti gli oggetti battutti furono venduti. Giunto il momento della Signora di Leningrado, le voci tacquero e le mani non si sollevarono.
Il Battitore, istruito dal gallerista, decise di rimandare la vendita al giorno seguente; intanto invitava i presenti ad una più attenta osservazione del quadro e nel frattempo riferiva dell'offerta di una lauta cena per il tempo che si sarebbero trattenuti ancora lì.
La gente si aggirava curiosa con la bocca occupata in facende più gradevoli al palato. Ma un omino, piccolo e poco appariscente disertò il buffet e si mise ad guardare il dipinto da tutti i punti di vista possibili.
Notò, a seconda della prospettiva di osservazione, che il volto della donna tendeva ad assumere fisionomie diverse; una volta sembrava la Maya Desnuda, vista da destra appariva la Scapigliata di Leonardo, da sotto le Vergini di Klimt e ancora la Monna Lisa, tutte le donne di Waterhouse, persino lo splendido volto della Venere del Botticellli… Ma no...non era possibile! Anche la donna di cui era stato innamorato in gioventù...
L’omino era incantato.
All’ora di chiusura della galleria, l’omino decise di nascondersi dietro un alto decoro etnico. Spente le luci, chiusa ogni porta e finestra, s’avvicinò con la sua lucina tascabile alla tela e cominciò ad illuminare ogni palmo di quell’abbondanza dipinta.
Scoprì una pelle serica, cosa che depose a favore della bravura del pittore, scoprì una perfezione nel colorito dei seni, delle mani, delle labbra, degli occhi, notò la perfezione di linee e soprattutto delle curve, intuì una grande possibilità di reinventare altre cento donne da quella maestosa figura, donne che gli avrebbero tenuto compagnia, una per volta, ogni sera dei suoi lunghi inverni di solitudine. Si ritrovò, infine, preda del fascino di quel dipinto che doveva avere ad ogni costo.
L’indomani mattina, appena la galleria aprì i battenti, l’omino sgattaiolò fuori, si recò presso la sua banca, fece un’operazione che gli avrebbe consentito di avere la somma più alta possibile per avere la certezza di poter comprare la tela, poi se ne tornò a casa, per un sonno ristoratore e sognare la Signora di Leningrado.
All’ora di inzio dell’asta, lui era seduto come sempre nell’ultima fila. Quando il battitore gridò la prima cifra, l’omino aspettò qualche minuto. Ci fu un’offerta di poco superiore. Poi una seconda. Poi una terza: la sua, esorbitante, iperbolica che indusse i presenti a girasi verso di lui. Il battitore gridò: Aggiudicato!
Il giorno dopo chi avesse voluto vedere la firma sul registro degli acquirenti avrebbe letto semplicemente:
"L'arte è somma di tutte le esperienze."
Notò, a seconda della prospettiva di osservazione, che il volto della donna tendeva ad assumere fisionomie diverse; una volta sembrava la Maya Desnuda, vista da destra appariva la Scapigliata di Leonardo, da sotto le Vergini di Klimt e ancora la Monna Lisa, tutte le donne di Waterhouse, persino lo splendido volto della Venere del Botticellli… Ma no...non era possibile! Anche la donna di cui era stato innamorato in gioventù...
L’omino era incantato.
All’ora di chiusura della galleria, l’omino decise di nascondersi dietro un alto decoro etnico. Spente le luci, chiusa ogni porta e finestra, s’avvicinò con la sua lucina tascabile alla tela e cominciò ad illuminare ogni palmo di quell’abbondanza dipinta.
Scoprì una pelle serica, cosa che depose a favore della bravura del pittore, scoprì una perfezione nel colorito dei seni, delle mani, delle labbra, degli occhi, notò la perfezione di linee e soprattutto delle curve, intuì una grande possibilità di reinventare altre cento donne da quella maestosa figura, donne che gli avrebbero tenuto compagnia, una per volta, ogni sera dei suoi lunghi inverni di solitudine. Si ritrovò, infine, preda del fascino di quel dipinto che doveva avere ad ogni costo.
L’indomani mattina, appena la galleria aprì i battenti, l’omino sgattaiolò fuori, si recò presso la sua banca, fece un’operazione che gli avrebbe consentito di avere la somma più alta possibile per avere la certezza di poter comprare la tela, poi se ne tornò a casa, per un sonno ristoratore e sognare la Signora di Leningrado.
All’ora di inzio dell’asta, lui era seduto come sempre nell’ultima fila. Quando il battitore gridò la prima cifra, l’omino aspettò qualche minuto. Ci fu un’offerta di poco superiore. Poi una seconda. Poi una terza: la sua, esorbitante, iperbolica che indusse i presenti a girasi verso di lui. Il battitore gridò: Aggiudicato!
Il giorno dopo chi avesse voluto vedere la firma sul registro degli acquirenti avrebbe letto semplicemente:
"L'arte è somma di tutte le esperienze."



